Tra le opere appartenute all’Ingegner Ettore Fenderl e custodite presso il Civico Museo del Cenedese in Vittorio Veneto, troviamo due ritratti eseguiti nel 1895 dall’artista triestino Umberto Veruda.
Tali dipinti ritraggono Giulio Fenderl e Rosina Dolci Fenderl , rispettivamente padre e madre dell’Ingegner Ettore Fenderl.

Umberto Veruda, nacque a Trieste il 6 aprile 1868 da una famiglia di modeste condizioni economiche; fu iniziato alla pittura da Raffaele Astolfi (1829-1900). Pittore di temperamento e di istinto nel 1886, a sedici anni, si recò a Monaco dove studiò all’Accademia di Belle Arti assieme al Wostry e al Gruhut e fece molta attenzione alla pittura del Liebermann.
Nel 1887 fu per la prima volta a Parigi e si dedicò per sei mesi al disegno abbandonando la pittura ad olio. Dopo un breve soggiorno a Venezia, che gli permise di venire a contatto con la pittura del Favretto, di vedere opere di Velàquez, di Tintoretto e di Tiziano, tornò a Trieste. Nel 1889 poté andare a studiare a Roma grazie alla generosa fiducia di alcuni cittadini che credevano nelle sue capacità vinse il premio artistico Rittmeyer e vi stette altri due anni. La Galleria d’Arte Moderna gli acquistò il quadro “Sii onesta”.
Durante il soggiorno a Trieste trascorse momenti felici in compagnia del suo amico Italo Svevo (lo Stefano Balli scultore, nel romanzo “Senilità” è appunto il Veruda). Poi intraprese viaggi in Europa: fu a Berlino, nuovamente a Monaco, a Vienna dove dipinse numerosi ritratti che gli consentirono buoni guadagni e nel 1897 ancora a Parigi, città nella quale “trovò la disciplina dell’arte”. Si spinse infine oltre la Manica per conoscere i pittori inglesi del ‘700 e del primo ‘800. Nella primavera del 1904, dopo la tragica morte della madre, Italo Svevo gli offerse l’ospitalità della sua casa di Burano e lì ebbe modo di incontrare il goriziano Italico Brass e rivedere Pieretto Bianco con il quale era stato pure a Montparnasse. Nel cuore dell’estate 1904 Veruda lasciò Burano. Morì il 29 agosto dello stesso anno a soli 36 anni, ma non si conoscono le cause della sua morte. Trieste gli rese i massimi onori: un’esposizione retrospettiva delle sue opere e un monumento funerario al cimitero di Sant’Anna.
Nel 1932 fu scoperto nel Giardino Pubblico il busto del pittore, opera dello scultore Giovanni Mayer, auspice il Circolo Artistico di Trieste.

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